that's all folks

Jun 24 2008
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Lance, l'eroe colpevole di essere repubblicano

Non è più un eroe solo perché gli piacciono le donne? No, non è per questo motivo che Lance Armstrong non è più un eroe. I fatti privati dovrebbero restare appunto privati. Non lo sono, nel caso di Lance, perché il texano, si sa, è un sostenitore repubblicano. A lungo i media ci hanno fatto una testa così per questo suo rapporto amichevole con George Bush. Come se fosse un problema. Beh, certo che lo è quando la stampa è al 90% di tendenza liberal.

Poi arrivò l’amore con Cheryl Crow, una che cantava “Run baby run” e che non ha mai nascosto di essere sì texana, ma orgogliosamente anti Bush. Si dice che lui si convertì, che assaporò il gusto di essere contro la guerra in Iraq. Si dice non andasse più in bicicletta a trovare l’amico George nel ranch di Crawford, sfidando il sole che d’estate lì picchia duro. Si dice.

Nel frattempo l’eore Lance non solo ha vinto e rivinto e rivinto il Tour de France, ma pure il cancro. Solo per questo meriterebbe di finire nell’Olimpo degli sportivi. E quindi degli eroi, perché il sudore degli sportivi vincenti è qualcosa di spettacolare. Di magnifico. Di eroico, per l’appunto.

Ora esce con Kate Hudson, una che di certo non si lascia non notare. Si dice, sempre si dice, che il gigione Owen Wilson, uno che fa ridere solo a guardarlo in faccia, si sia quasi tolto la vita dopo che lei lo aveva abbandonato. Lance lives strong, di certo non gliene importa molto se può essere femme fatale.

Vai Lance, sei tutti noi!

Jun 18 2008
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Good night, folks!
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abr:

adamo:

Countries in logos (via)

Peggio dell’italiano c’e’ solo quello di Taiwan.

E la Nuova Zelanda va sul sicuro, aggiungo io.

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Mi dispiace, ragazze. Dico davvero.
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La primavera non l’autunno è la stagione per morire, quel profumo ti promette che la vita continua anche se te ne vai.
Mario Rigoni Stern
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I’ll help you.
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Cronaca redazionalmente corretta

“Tu ti occupi del tabellino, come ieri”.

“Ok, d’accordo”.

Novanta minuti a ricordarsi chi è entrato, chi è uscito, quello che hanno espulso e la fila di ammoniti. I gol, ma soprattutto il minutaggio. Mentre le pagine cambiano di volta in volta, un orecchio - gli occhi no, quello sono su un unico schermo - attento a quanto combinano le altre due.

“A che minuto è uscito il francese?”.

“Ah… Perché, è uscito? Lo avevano appena messo dentro…”.

La redattrice che non sopporta il calcio e pretende di spegnere la televisione. I pagellisti che io non ho mai ben capito che qualità abbiano per spacciarsi da pagellisti, ma sono figlioli simpatici e quindi ci sta.

Le dichiarazioni post partita: “Mandale, mandamele tutte!”.

“Tutte?”.

“Tutte, tutte!”.

Ore 23:45, ultime dichiarazioni. Quello che dovrebbe scrivere il pezzo si aggira con una sigaretta in booca. “E queste?”.

“No, no, basta. Il pezzo è già chiuso”.

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Jun 17 2008
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E ti pareva? Visto che di global warming non si può parlare, dati alla mano, certi mainstream media non perdono occasione per trovare l’ago nel pagliaio: piove troppo, la vendemmia sarà un disastro. Tutto questo nella cronaca di Milano, visto che qui ci sono un sacco di vigne.
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