Il ruolo della lealtà (o amicizia fraterna)
Il tradimento è il più vigliacco dei peccati. E chi tradisce non merita perdono. La vita ha insegnato a tutti noi - e a chi non lo avesse insegnato va l’augurio di rimanere analfabeta a riguardo - che il tradimento è dietro l’angolo. E il tradimento peggiore arriva dalla persona alla quale si è concesso il nobile sentimento della lealtà.
Quelli che non sono di questo mondo perché nella lealtà ci mettono del loro e di più, soffrono come matti quando vengono traditi. Quelli che non sono di questo mondo - coloro che sanno quanto vale l’orgoglio e che si rendono conto quanto è difficile, eppur bello essere diversi e quindi unici - si fanno le ossa nell’essere traditi. E un giorno mostreranno i muscoli e sapranno servire le famosa vendetta su un piatto non freddo, ma gelido.
La lealtà bisogna apprenderla. Ma c’è chi, sfortunato lui, non sarà mai in grado di farlo. Perché non ci sono sussidiari sul tema. Al contrario una certa giustizia esiste. Perché chi tradisce può commettere l’errore di svergognare la persona tradita ad uno che fa della lealtà un principio come l’orgoglio. Quest’ultimo, leale qual è, non commette lo stesso errore e non corre dalla persona tradita a svelare il segreto, ma mette in guardia. Avvisa. Dimostra tutta la sua lealtà senza fare la spia. Logica vuole che sia lui quel famoso tipo che va ripetendo: io ti avevo avvertito/a.
Ma non se ne vanta. Piuttosto rincuora. Offre la propria mano per rialzarsi e per incoraggiare a passare oltre. Standosene in disparte, agendo tranquillo e silenzioso, ma una sola delle sue parole risuona più forte di qualsiasi urlo sparato a vuoto.
La lealtà appartiene a uomini che non sono di questo mondo, ma che in questo mondo vivono. E gettandosi nella mischia giorno dopo giorno, tornano a casa con i segni sul viso e le botte sul corpo, ma sanno di averle prese - e date - lealmente.
